Giro dell'isola d'Elba in Kayak

Tour Isola d'Elba in canoa da mare in 7 tappe

Il giro dell’isola d’Elba in kayak è una vacanza sport/avventura, un viaggio con una guida esperta che vi farà scoprire le meraviglie della costa compiendo il giro completo dell’isola.

Il 14 settembre 2019 si è concluso il nostro 224° giro isola in kayak.
Prossima partenza 20 giugno 2020

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Dopo più di due mesi di stop possiamo tornare a fare attività grazie ai protocolli di sicurezza studiati da Federparchi e le linee guida consigliate da AIGAE (associazione italiana guide ambientali escursionistiche).

Ci sono regole da seguire con attenzione, sia da parte nostra che da parte dei partecipanti, ma con buona volontà e un po’ di pazienza possiamo tornare ad emozionarci in natura. 

L’Elba con i suoi 147 km di costa eccezionalmente varia, con grotte e stupende baie è il luogo ideale per praticare il kayak da mare.

Durante il giro dell’isola d’Elba raggiungeremo anfratti esclusivi sfruttando la maneggevolezza e il basso pescaggio dei kayak, nel silenzio della navigazione ci potremo avvicinare a gabbiani, marangoni, cormorani e con un po’ di fortuna potremmo avvistare branchi di pesci, tartarughe (Caretta Caretta- tartaruga verde), delfini, balene; l’isola d’Elba infatti si trova all’interno del Santuario Internazionale dei Cetacei Pelagos e l’avvistamento di cetacei è molto frequente.

Durante il giro dell’isola d’Elba sosteremo in piccole spiagge selvagge raggiungibili solo da mare, faremo snorkeling immersi in acque cristalline circondati da piccoli branchi di pesci e ci potremo rilassare a contatto con una natura rigogliosa.

Per partecipare al giro dell’isola d’Elba in kayak non è assolutamente necessario essere degli atleti, è altresì fondamentale avere spirito di gruppo e una buona capacità di adattamento, rispetto per la natura e amore per il mare.

 

Come organizzarsi

Cosa forniamo: il kayak da mare e la relativa attrezzatura (paraspruzzi, salvagente, pagaia), 2 sacche stagne nelle quali andrà alloggiato il bagaglio. La tenda: per garantire il rispetto delle nuove normative Covid-19, forniamo una tenda igloo 2 posti per ogni partecipante singolo e una tenda igloo 3 posti per coppie o congiunti.

Cosa portare: il minimo indispensabile; Una torcia (va benissimo una frontale), un paio di sandali o scarpe da scoglio, materassino di gomma per dormire, creme solari ad alta protezione, cappello o bandana, occhiali da sole, maschera e boccaglio, costume e un paio magliette, una felpa e pantalone lungo per la sera, il minimo indispensabile per l’igiene personale, stoviglie personali (piatto, forchetta, coltello multiuso, cucchiaio e bicchiere) per evitare di generare un eccesso di rifiuti. Il sacco a pelo è importante che non sia voluminoso, un sacco estivo leggero è più che sufficiente.
Per evitare problemi di vesciche alle mani vanno benissimo i guanti da ciclista. Per motivi di praticità e conservazione il cibo verrà comperato di giorno in giorno durante le pause nei posti turistici.

Se non avete pratica di kayak da mare ma vi volete cimentare in una escursione con noi, non dovete assolutamente preoccuparvi perché è molto semplice e le nostre guide faranno a tutti un mini corso di kayak da mare che permetterà in pochi minuti di prendere padronanza del mezzo.

Calendario 2020

20/28 giugno
11/19 luglio
25 luglio/02 agosto
13/21 agosto
29 agosto/06 settembre
12/20 settembre
altre date su richiesta (minimo 4 persone)

Tariffa

€ 550 a persona (€ 650 per il giro isola di ferragosto)
Il pacchetto comprende: 7 giornate di escursioni guidate in kayak da mare, 2 pernottamenti in campeggio + 6 bivacchi, il kayak, sacche stagne, tenda, traghetto passeggero A/R, tutti i trasferimenti all’interno dell’isola , assicurazione, assistenza tecnica durante le escursioni.
Il pacchetto non comprende: il viaggio dal luogo di partenza da e per Piombino, eventuale passaggio auto A/R sui traghetti, tutti i pasti, extra e tutto quanto non specificato alla voce “Il pacchetto comprende”.

Possibilità di organizzare il giro isola con pernottamento in hotel o appartamento su richiesta.

Programma

Sabato: Arrivo a Portoferraio con traghetto, trasferimento a Marina di Campo, sistemazione e pernottamento in campeggio.

Domenica: 1° Tappa – Percorso: Marina di Campo – Acquarilli, km 20 – km totali 20, pernottamento in bivacco.

Lunedì: 2° tappa – Percorso: Acquarilli –  Terranera, km 25 – km totali 45, pernottamento in bivacco.

Martedì: 3° tappa – Percorso: Terranera – Mangani, km 25 – km totali 70, pernottamento in bivacco.

Mercoledì: 4° tappa – Percorso: Mangani- Lamaia, Km 25 – km totali 95, pernottamento in bivacco.

Giovedì: 5° tappa – Percorso: Lamaia- Sant’Andrea, km 20 – km totali 115, pernottamento in bivacco.

Venerdì: 6° tappa – Percorso: Sant’Andrea – Le Tombe, km 14 – km totali 129, pernottamento in bivacco.

Sabato: 7° tappa – Percorso: Le Tombe – Marina di Campo, km 16 – km 145, pernottamento in campeggio a Marina di Campo.

Domenica: Trasferimento a Portoferraio e partenza.

 

Il racconto del giro dell’Isola d’Elba in kayak

È il diario di bordo di uno dei giri in sette tappe di qualche anno fa, per dare un ‘idea più realistica possibile di questa settimana intorno all’Isola con i Kayak.
Naturalmente ogni giro Elba ha una sua storia ed un suo percorso ed il senso di percorrenza e la lunghezza delle tappe variano a seconda delle condizioni meteo, e delle attitudini e delle esigenze di ogni gruppo.

Sabato

Sabato pomeriggio il minibus de Il Viottolo ci viene a prendere appena sbarcati dal traghetto al porto di Portoferraio. Sul minibus siamo in tre, gli altri cinque partecipanti sono già arrivati sull’Isola e ci attendono al campeggio.

Dopo venti minuti di strada raggiungiamo il campeggio, il Ville degli Ulivi a Marina di Campo (Loc. La Foce). Veniamo accompagnati alla piazzola dove troviamo le tende già montate dei nostri compagni di avventura… che probabilmente stanno già godendosi il mare elbano.

Vittorio, la nostra guida, ci consegna le sacche stagne per i bagagli e le tende. Ci accordiamo per fare un fondo cassa per l’acquisto del cibo per pranzi, cene e colazioni, che faremo l’indomani, e intanto ci diamo appuntamento alle 21 per andare a cena fuori tutti insieme, così avremo il tempo per conoscerci e informarci sui prossimi giorni.

Ceniamo e prima della buonanotte, ci diamo appuntamento alle ore 9 alla reception, per andare a fare la spesa, con tende smontate e bagagli pronti.

Domenica

Alle 9 in punto, Vittorio arriva con il minibus sul quale carichiamo i bagagli che non porteremo sui kayak e ci spostiamo al supermercato per fare una spesa generale: acqua, pasta, sughi, frutta verdura, biscotti, marmellata, pane, ecc.

Rientrati in campeggio raggiungiamo a piedi il punto di partenza sulla spiaggia di Marina di Campo a circa 150 metri dal campeggio, dove ci aspettano già i kayak, 5 singoli e 2 doppi.

Vittorio ci spiega come disporre bagagli e cibo: le cose più pesanti nel gavone posteriore, quelle più leggere in quello anteriore, attrezzatura snorkeling  e acqua da bere nel pozzetto. Ci consiglia di pagaiare con il busto eretto, schiena a 90 gradi, impugnare la pagaia leggermente più larga delle spalle e di pagaiare con un movimento lungo e lento.

Alessandra sale sul doppio con la guida, i coniugi Negri prendono l’altro doppio,  e dopo le immancabili interviste dei bagnanti e le altrettante immancabili foto della partenza, prendiamo il mare in direzione di Punta le Mete ad Est. Gireremo l’isola in senso antiorario perché le condizioni meteo (vento di maestrale Nord-Ovest) lo consigliano.

Costeggiamo il lato orientale del golfo di Marina di Campo, poco più avanti passiamo all’interno del piccolo isolotto granitico di Porto Caccamo e dopo aver costeggiato la piccola insenatura dell’Ischia raggiungiamo la spiaggia di Fonza con il suo bel fondale sabbioso. Doppiamo i pinnacoli granitici di Punta le Mete e dopo aver costeggiato la Cala del Fico raggiungiamo Buca dell’Acqua: la piccola grotta è caratterizzata da una sorgente d’acqua dolce all’interno.

Quindi doppiamo Capo Fonza ed iniziamo ad entrare nel Golfo di Lacona dalle Lisce di Penco (piccola piscina naturale tra le rocce) dove scendiamo dai kayak per fare il bagno. Dopo circa 25 minuti di pausa ripartiamo costeggiando la Cala del Diavolo e la spiaggia di Laconella con i suoi bei fondali sabbiosi e passando fra gli stretti passaggi alla radice della Punta della Contessa, arriviamo davanti alla spiaggia di Lacona, la seconda più grande dell’Elba per estensione, al cui margine orientale ci fermiamo per il pranzo.

Un’ora di sosta nella “civiltà” e riprendiamo i kayak per risalire Capo Stella. Sergio, la guida alpina, è stufo di litigare con la moglie e prende il singolo di Fabio che lo sostituisce sul doppio. Fa molto caldo e dopo aver pagaiato per una ventina di minuti costeggiando un tratto molto bello con la vegetazione della macchia mediterranea che lambisce il mare ci fermiamo per fare un bagno. Nello, Patrizia e Gianluca si dedicano allo snorkeling, mentre gli altri sonnecchiano all’ombra di una piccola grotta con il bordo rialzato di un metro sul livello del mare.

Con la temperatura che nel frattempo è calata, riprendiamo il tour dell’Elba ammirando le suggestive formazioni rocciose di Capo Stella denominate “pillow lavas” (cuscini di lava). Rocce formatesi con eruzioni sottomarine di colore marrone, viola e verde di varie tonalità, si estendono per un paio di chilometri e sono uno dei punti più suggestivi della costa, anche perché qui abita la seconda colonia più grande dell’ isola di gabbiano reale.

Doppiamo il Capo e dopo essere passati fra suggestive rocce entriamo nel Golfo Stella, il più grande dell’Elba, e ci fermiamo in una piccola ma profonda e riparata spiaggetta per il bivacco della prima tappa.

Lunedì

Alle 7 del mattino Sergio, Bianca e Fabio sono già in acqua. Ognuno con i propri ritmi ci godiamo la quiete della mattina, facciamo colazione e verso le 9 rimettiamo in mare i kayak con gli equipaggi della sera precedente, le spiaggette scure si alternano alle rocce plasmate del mare fino alla spiaggia di Margidore, dove ci fermiamo per fare colazione.

Alle 11 siamo nuovamente in mare, la giornata è molto bella, il maestralino rende il mare particolarmente trasparente e davanti agli Aquarilli ci tuffiamo dai kayak: tutti si rendono conto che tuffarsi e risalire in mare è molto semplice… infatti dopo questa sorta di iniziazione le soste bagno saranno sempre più frequenti.

Pagaiamo sottovento fino al Lido di Capoliveri, poi grazie al maestrale in poppa risaliamo velocemente verso Sud in direzione di Punta Calamita. Costeggiamo le spiagge di Zuccale, Barabarca, Madonna delle Grazie, le bianche e friabili rocce di Peducelli e dopo aver lasciato alle nostre spalle anche le spiagge di Morcone e Pareti atterriamo alla spiaggia dell’Innamorata dove all’ unanimità decidiamo di andare a mangiare un piatto di pasta.

Il piatto di pasta si è trasformato in un pranzo abbondante e chiacchierando piacevolmente al fresco il tempo scorre… così quando ammariamo i nostri kayak sono le cinque del pomeriggio.

Dopo aver circumnavigato le Isole Gemini, ci fermiamo davanti alla Grotta del Bue Marino: una piccola grotta al cui interno si trova una stretta ma profonda spiaggetta che può ospitare 8 persone e relativi kayak. Si riesce a entrare solo quando il mare è calmo e in passato era rifugio per la foca monaca, chiarendo così l’origine del nome.

Proseguiamo lungo costa fino a raggiungere Punta Calamita con i resti delle miniere chiuse agli inizi degli anni ’80 che danno a questo luogo un immagine postbellica. Doppiata la punta raggiungiamo la spiagge del Cannello e di Vetrangoli, formatesi come molte altre con il lavoro minerario. Qui infatti, fra i ciottoli di calcare si possono trovare dei frammenti di malachite ed azzurrite e di tante altre rocce ferrose.

Lasciandoci a destra lo Scoglio del Remaiolo, doppiamo la Punta dei Ripalti: in questo luogo ha sede la più grande colonia del Mediterraneo di gabbiano reale. È difficile stabilirne il numero, ma nel periodo tardo primaverile nella colonia si stima che ci siano più di 250.000 esemplari.

Stiamo costeggiando la più alta scogliera dell’Elba: le sue scure rocce che salgono verticalmente per più di 100 metri evocano immagini di un mondo primordiale e le capre selvatiche che vivono in questa zona rendono ancora più suggestivo l’ambiente. Ormai siamo sul lato Est dell’isola ed il nostro oriente è delimitato dal continente.

Raggiungiamo il Capo delle Brache alle cui spalle si trova la miniera del Ginevro, ultima a chiudere l’attività estrattiva nella millenaria storia mineraria dell’Isola d’Elba. Lasciata alle spalle la miniera con il suo pontile di carico che sporge dalla costa, raggiungiamo la spiaggia del Ginevro dove ci fermeremo per la notte.

Martedì

Ci svegliamo tutti molto presto: alle 7:30 siamo già tutti in mare con le maschere. Vittorio ci vuole far vedere un folto branco di Barracuda che, tra la sorpresa dei più scettici, si materializza dopo pochi minuti. Si tratta di un centinaio di esemplari lunghi circa 50 cm.

Ritornati alla base prepariamo i kayak e partiamo per risalire il lato Est dell’isola. Sulla doppia ammiraglia insieme al capo oggi pagaia Bianca, mentre l’altro doppio è formato da Silvano ed Alessandra. Appena partiti passiamo davanti alla bella spiaggetta dello Stagnone e dopo aver doppiato Capo Calvo visitiamo una piccola grotta e poi ci fermiamo alla spiaggetta dei Sassi Neri, per andare a visitare il laghetto omonimo. Si tratta di un laghetto di acqua dolce leggermente sulfurea, circondato da un fitto canneto.

Ripartendo, iniziamo a costeggiare una serie di piccole calette selvagge fino ad arrivare, dopo aver doppiato l’isolotto di Liscoli alla baia di Calanova. Ancora un breve tratto fra bassi fondali e rocce stratificate ed approdiamo alla spiaggia di Straccoligno dove facciamo colazione.

Rifocillati riprendiamo il mare, e dopo aver doppiato l’imponente Forte Focardo (fortezza Spagnola del XVII sec.) e raggiunto il Capo omonimo, attraversiamo il golfo di Porto Azzurro accostando sotto i bastioni dello spagnolo Forte San Giacomo, attuale sede del carcere di Porto Azzurro.

Costeggiamo i golfi di Barbarossa e Reale e ci fermiamo alla spiaggia di Terranera, dove andiamo a visitare il laghetto omonimo che si trova a pochi metri dalla spiaggia. Il laghetto si è formato nel bacino di una miniera a cielo aperto abbandonata in cui si estraeva ematite ed è caratterizzato dal colore e dall’odore dello zolfo disciolto nell’acqua.

Si riprende il mare e costeggiando raggiungiamo l’isolotto di Ortano, dove sfruttando il limitato pescaggio dei nostri kayak passiamo sopra un basso fondale semi-affiorante dai colori bellissimi. Dopo aver visitato una piccola grotta con le pareti adornate dalle infinite tonalità di rosso degli ossidi di ferro, continuiamo a risalire la costa orientale fino ad atterrare con i nostri kayak nella spiaggetta di Rio Marina, sovrastata dalla maestosa Torre degli Appiani.

Nel paese del ferro, dove nonostante le miniere siano ormai chiuse da più di vent’anni tutto è ancora impregnato di “minierità”, ci fermiamo per fare la spesa e poi ripartiamo passando sotto il pontile di carico ormai dismesso appena fuori dal paese. Costeggiando questo suggestivo tratto dai colori violenti, ci fermiamo alla spiaggia del Fiammingo dove rotolando nella sabbia formata da miliardi di piccole e lucenti lamine di ematite ci trasformiamo in iron men.

Continuando la nostra pagaiata, una volta doppiato il paese di Cavo e circumnavigato l’isolotto dei Topi, doppiamo Capo Vita ed iniziamo a percorrere il lato Nord dell’Elba; qui la costa è molto bella e selvaggia ed i fondali di Cala Mendolina sono un richiamo irresistibile per un tuffo. Proseguendo incontriamo le fantasmagoriche rocce rosse di diaspro di Punta Rossa, uno dei punti più belli dell’intero giro dell’Elba. Ancora un breve tratto e ci fermiamo per il terzo bivacco a Cala dei Mangani.

Mercoledì

La partenza dopo il consueto bagno mattutino avviene intorno alle 11. Oggi tutti hanno dormito più del solito, un po’ per il lungo tratto del giorno precedente ed un po’ perché ormai tutti si sono abituati alla vita “randagia”. Dopo venti minuti siamo a Nisportino e la voglia di un piatto di pasta ci fa fermare davanti alla Battigia, caratteristico ed unico ristorante di questa spiaggia.

Ripartiamo mettendo alla prova la nostra abilità in una serie interminabile di spettacolari passaggi fra strettoie, secche ed archi di roccia multicolori interrotti soltanto dalla spiaggia di Nisporto; ormai il kayak è diventato un compagno fidato per tutto il gruppo e una volta raggiunta la Punta della Falconaia puntiamo diretti al faro di Forte Stella a Portoferraio: l’incubo traghetto si rivela infondato e dopo mezz’ora stiamo già costeggiando le maestose Mura Medicee.

Il tratto di costa susseguente è molto bello con una lunga serie di spiagge formate da ciottoli bianchi e le condizioni meteo ottimali fanno sì che tra bagni e tuffi si arrivi alla spiaggia di Sansone all’imbrunire. Dopo un rilassante bagno, dalla spiaggia con un sentiero raggiungiamo un ristorante per una cena gradita.

Giovedì

La quiete della mattina è esaltata dal mare completamente piatto e trasparente come una lastra di vetro, mostrando stupendi fondali che invitano all’immersione. Nuotando sopra le rocce bianche ed i rigogliosi banchi di Posidonia è facile osservare salpe, occhiate, saraghi e per i più attenti anche qualche polpo.

Lasciata la bella spiaggia ai turisti più mattinieri iniziamo il nostro quinto giorno di navigazione con uno spettacolare passaggio all’interno del Faraglione degli Argonauti (così chiamato in onore degli intrepidi cacciatori del Vello d’Oro che le antiche leggende vogliono fondatori del mitico Porto Argo). Gianluca, folgorato dal Faraglione, dopo aver assicurato il kayak si arrampica sul dolmen naturale prospiciente ed inizia a scattare foto.

Proseguendo iniziamo a circumnavigare la penisola dell’Enfola. Qui la roccia diventa compatta e sinuosa ed è molto bella da scalare. Doppiata la punta, fiancheggiando lo Scoglio della Nave, davanti agli occhi si apre un maestoso panorama dominato dal massiccio granitico del Monte Capanne con la Corsica a fare da sfondo.

Mentre costeggiamo compatte rocce granitiche, improvvisamente nella parete davanti a noi si figura una enorme bocca di squalo. Seguiamo Vittorio mentre si incunea col kayak in mezzo ai denti del “mostro di pietra” e una volta dentro lo spettacolo è fantastico: la luce filtra dalla bocca e dal soffitto, dove si apre un largo cratere dal quale, quando il mare è molto mosso fuoriescono urlanti e spettacolari geyser salati a mo’ di sfiato di balena. Ecco perchè questa è la Grotta dello Sbruffo. Lasciata la grotta ci fermiamo alla spiaggetta dell’Enfola, per fare colazione.

Ripartiamo, lasciandoci alle spalle l’edificio della vecchia tonnara e pagaiando costeggiamo il Golfo del Viticcio. Doppiata Punta Penisola, raggiungiamo il piccolissimo agglomerato del Forno, adagiato su una piccola spiaggetta di spiaggia dorata e, dopo aver superato anche la spiaggia di Scaglieri, raggiungiamo l’arenile della Biodola, che con i suoi 750 metri di fronte mare è uno dei più grandi dell’Elba.

Proseguendo pagaiamo sotto costa, osservando bunker e camminamenti militari risalenti alla seconda guerra mondiale scavati nella scogliera. Successivamente raggiungiamo la spiaggia del Porticciolo per una sosta: è una piccola insenatura ombreggiata riparata da tutti i venti, e per questo sfruttata come porto già duemila anni fa dagli Etruschi.

Il lato Nord dell’isola ha una vegetazione fitta e lussureggiante anche in estate e questo tratto in particolare è caratterizzato dalle numerose piante di leccio che sfiorano l’acqua. Doppiata la Punta della Guardiola, arriviamo alla spiaggia di Procchio, famosa anche per i relitti di navi Etrusche e Romane che giacciono sotto la sabbia a pochi metri dalla riva. Superata anche la bella baia di Spartaia, raggiungiamo lo Scoglio della Paolina, che deve il nome alla sorella di Napoleone.

L’intensa vegetazione ci accompagna specchiandosi nel mare ricco di Posidonia. Superata la punta della Crocetta, passiamo davanti al paese di Marciana Marina e ai nostri occhi si apre un superbo panorama che abbraccia tutto il versante Nord del massiccio del Monte Capanne (m 1019 s.l.m.), caratterizzato dal verde dei castagneti, con i borghi di Poggio (m 339 s.l.m.) e Marciana (m 350 s.l.m.).

Doppiata anche la torre di avvistamento del XVII, costruita sulla scogliera per avvertire le popolazioni in caso di attacco dal mare, la costa diventa più impervia e altre rocce granitiche ci accompagnano fino all’imponente Punta del Nasuto. La Capraia a Nord e la parte settentrionale della Corsica a Ovest riempiono l’orizzonte, mentre le trasparenze sotto la Ripa Barata invogliano a farsi una nuotata.

Ripartiamo e, dopo pochi minuti, il mare sotto i nostri kayak viene ravvivato da un grosso branco di sardine che, con i loro corpi allungati, riflettono ad intermittenza la luce del sole. Doppiamo la Punta della Gioma. Stiamo pagaiando nella zona dove è più facile avvistare le balene: spesso accostano ed è veramente emozionante ammirare questi meravigliosi cetacei che navigano silenziosi ed eleganti a poche centinaia di metri dalla costa, segnalando la loro presenza con spettacolari sbruffi.

Dopo alcuni passaggi impegnativi fra graniti dalle forme spettacolari, raggiungiamo il Cotoncello, i cui fondali spettacolarmente trasparenti esaltano le forme sferiche dei grossi ciottoli sul fondo del mare, poi, sotto lo sguardo apparentemente distratto del raro gabbiano corso, circumnavighiamo una piccola penisola di granito bianco ed entriamo nella baia di S. Andrea, dove la sabbia si alterna a spettacolari rocce granitiche erose e levigate dal mare.

Tutto questo, insieme alla trasparenza delle acque, fa di questa località uno dei luoghi più famosi dell’isola. E noi sosteremo qui per la notte.

Venerdì

Il silenzio addormentato e immobile di Sant’Andrea è interrotto dai ragazzi che puliscono le scogliere e la spiaggetta. Dopo poco arrivano anche i gestori dei bar sulla spiaggia: attendiamo l’arrivo delle paste fresche e dopo una classica colazione (abbondante) all’italiana, iniziamo la nostra penultima tappa tra la partecipata curiosità dei bagnanti più mattutini.

Doppiata la Punta di Sant’Andrea, dopo aver pagaiato intorno alla “balena di granito”, abbagliati dalle cangianti pareti granitiche, dalle forme indefinibili che ci sovrastano, raggiungiamo la Grotta del Papa. L’ingresso di questa grotta è molto stretto e difficilmente intuibile ma, superato lo stretto canalino d’ingresso – largo poco più del kayak – lo spazio è inaspettatamente vasto: all’interno trovano posto comodamente tutti i componenti della nostra avventura.

La penombra e le incrostazioni multicolore delle rocce, unite alle infiltrazioni d’acqua rendono particolarmente suggestiva questa grotta. Vittorio ci propone un’escursione di snorkeling con le torce subacquee partendo dalla camera principale della grotta. Ormeggiamo i kayak e, in quattro alla volta, ci immergiamo incuneandoci in un labirinto di canali più o meno bui dove la luce, filtrando dagli angoli più disparati, disegna nell’acqua e sulle pareti lamine e figure di luce a volte accecanti.

Dopo questo fuori programma psichedelico, possibile solo con il mare calmo, riprendiamo la nostra pagaiata errante raggiungendo la Cala della Cotaccia, una delle baie più belle dell’isola, unica per le trasparenze dei suoi fondali illuminati dagli imponenti graniti bianchi che abbracciano la cala sopra e sotto la superficie del mare. Le maestose scogliere granitiche adornate da cristalli di ortoclasio e intarsiate dalla salsedine ci accompagnano fino alla spiaggia di Punta Polveraia, dove vengono bruscamente interrotte dalle scure rocce dell’anello termometamorfico che ci raccontano un importante capitolo della complessa genesi geologica elbana.

Mentre doppiamo la scura Punta Polveraia, sopra di noi ammiriamo il bianco faro, elegante edificio sormontato dalla lanterna, che ogni notte rischiara a intermittenza le salsedinose tenebre marine, fungendo da prezioso riferimento per i naviganti del canale di Corsica. Passando davanti alla spiaggia di Patresi attiriamo l’attenzione dei bagnanti che da materassini e canotti ci abbordano tempestandoci di domande. Inorgogliti da tanto ammirato interesse, superiamo soddisfatti anche la Punta della Fornace, per pagaiare a pochi metri dalle lunghe spiagge scure di Campolofeno, alle cui spalle ammiriamo una piccola colonia di gabbiano corso.

Siamo all’estremo ovest dell’Elba e questo è il punto più esposto dell’intero giro, impraticabile con il vento di ponente. Doppiata Punta Nera, atterriamo sulla spiaggetta vicina dove ci concediamo una pausa, sfruttata da tutti per fare snorkeling. Dopo una breve siesta ripartiamo e, dopo Punta Timonaia, possiamo ammirare il paesino di Chiessi con le sue piccole case bianche, disteso sulle lisce di granito che si tuffano nel mare come un disincantato turista d’altri tempi.

Con le prue dei nostri kayak rivolte a Sud raggiungiamo Pomonte. Alle spalle del paese possiamo ammirare l’omonima valle, la più grande dell’Elba, con i suoi verdi vigneti che contrastano con le rocce circostanti e il Monte Capanne, la vetta più alta dell’isola. Sulla spiaggia di Pomonte parcheggiamo nuovamente i kayak e andiamo a visitare questo caratteristico paesino, approfittandone anche per fare la spesa per la cena.

Ritornati sulla spiaggia ci attrezziamo per lo snorkeling sul relitto vicino allo Scoglio dell’Ogliera, lasciando alla nostra sinistra l’unico peschereccio di Pomonte adagiato sul margine orientale della spiaggia che tutte le notti lascia per qualche ora. Doppiamo la punta e nella quiete che precede l’imbrunire ci avviciniamo alle spiagge nere delle Tombe. La calda luce del tramonto incendia le pareti di calcopirite che scendono sconnesse sulla linea scura della spiaggia e mentre il sole si appresta a tramontare dietro la sagoma della Corsica atterriamo nella ridossata Cala dell’Alga per il nostro bivacco.

Siamo ritornati nel versante Sud e sul nostro orizzonte si stagliano scure le sagome delle isole di Pianosa e Montecristo, e mentre si accendono le prime stelle, ci prepariamo per dormire.

Sabato

Il lento risveglio dopo una notte passata a chiacchierare è sferzato dall’ormai classico bagno che precede la partenza. Messi in mare i kayak partiamo accompagnati dal riflesso delle rocce scure che si miscela al blu cobalto del mare profondo. Doppiata la verde Punta di Fetovaia, la risaliamo incuneandoci nei suoi anfratti fino a raggiungerne la bellissima spiaggia bianca, uno degli arenili più frequentati dai turisti dell’intera isola.

Evitiamo la sosta, ma ci concediamo un tuffo dal kayak nel mare smeraldo. Lasciata Fetovaia, ripromettendosi di tornare fuori stagione per vederla senza ombrelloni, proseguiamo verso Est, costeggiando le bianche lisce di granito e raggiungiamo Le Piscine: letti di antiche cave di granito a pochi metri dalla linea di battigia riempite dall’acqua del mare. Da qui in breve arriviamo alla piccola spiaggia di Seccheto, dove atterriamo per la sosta pranzo.

A differenza di Fetovaia e Cavoli, dove le abitazioni sono nate recentemente e sono comunque solo strutture ricettive, Seccheto è un paese vero, le cui origini si perdono nella notte dei tempi, abitato fino a 30 anni fa da contadini e scalpellini che con lo sviluppo turistico sono diventati oggi operatori turistici. Sovrastati dall’aridità del versante meridionale del Monte Capanne, lasciamo la baia di Seccheto e, navigando fra sinuose rocce, entriamo nel Golfo di Cavoli.

Nonostante il grande affollamento la baia rimane incantevole, soprattutto per la trasparenza del mare che fa sembrare sospesi i nostri kayak. Pagaiamo con le sagome delle isole di Montecristo e del Giglio alla nostra destra e raggiungiamo la Grotta Azzurra. L’ingresso è ampio e beneficiando della temperatura piacevolmente fresca della grotta osserviamo le basi di grandi stalattiti e stalagmiti, circumnavighiamo il piccolo isolotto interno e uscendo, la nostra attenzione è attratta dalla luce che filtrando all’interno, disegna sulle rocce bianche l’eterno movimento del mare.

Giocando tra le rocce raggiungiamo anche la spiaggia di Colle Palombaia: raggiunta la zona cdi Monte Turato ci fermiamo nella Cala della Libreria, circondata da rocce da cui si possono fare bellissimi tuffi. Il caldo, i bei fondali e la poca voglia di rientrare nella civiltà fanno dilatare molto i tempi e quando pigramente ripartiamo il sole sta già scomparendo da questa baia. La roccia è nuovamente granitica quando doppiamo Capo Poro: sopra di noi in alto a dominare i gialli costoni c’è il faro, che ci preannuncia l’imminente ingresso nel Golfo di Marina di Campo.

Fra i graniti, resi ancora più suggestivi dalle ombre lunghe, Vittorio ci fa scoprire la Grotta del Vescovo: affascinante col suo doppio ingresso che invoglia ad una ronda supplementare. Doppiamo Punta Bardella ed entriamo nel Golfo di Galenzana, baia naturale esposta ad Est all’interno del golfo di Marina di Campo. Galenzana, con le sue acque calme, poco profonde e quindi molto calde, è un ambiente molto importante per la riproduzione delle creature marine, inoltre il Bagnolo, una secca molto estesa che diviene affiorante con la bassa marea, la rende particolarmente suggestiva.

Pagaiando sui bassi fondali, raggiungiamo anche le due spiaggette dei Salandri per poi navigare sotto le affascinanti mura della torre di avvistamento di Marina di Campo. E’ ormai sera quando atterriamo di nuovo sulla spiaggia campese. Dopo sette intense giornate di kayak, nella grande soddisfazione di aver portato a compimento la nostra impresa, affiora già un po’ d’invidia per i partecipanti del prossimo giro.

Domenica

Domenica è il giorno della partenza. Verso le 9 Vittorio ci viene a prendere al campeggio e ci accompagna al porto di Portoferraio: ci imbarchiamo per Piombino e anche questa vacanza è finita…